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I niyama nello yoga: tapas e gli altri

I NIYAMA NELLO YOGA:TAPAS E GLI  ALTRI

Abbiamo già parlato dei niyama e in particolare di saucha e santosha, vediamo anche gli altri 3 che fanno parte delle osservanze da fare in un percorso volto allo studio dello yoga.

 

I NIYAMA NELLO YOGA

Il terzo niyama è TAPAS ossia l’austerità.

La parola Tapas significa appunto austerità e riguarda il fatto di saper esercitare la propria forza di volontà, prefiggersi una meta, o uno scopo anche piccolo e riuscire a raggiungerla con costanza e dedizione.

Tante volte ci prefiggiamo uno scopo ma non riusciamo a mantenerci costanti, ci facciamo distrarre da diverse cose e così anche nella pratica yoga: ad esempio la mente si affolla di pensieri oppure arriva il sonno o mille altre cose che ci scoraggiano dal continuare la pratica regolarmente.

Dobbiamo innanzitutto capire quali sono questi ostacoli, studiarli, e poi affrontarli con la pratica.

Il cammino di uno yogi, ossia di colui che vuole davvero intraprendere un percorso di conoscenza di se stesso e del suo corpo, è più difficile di quello che solitamente si pensa a causa di tutte queste difficoltà che si incontrano lungo la strada. Solo praticando con costanza e determinazione, con curiosità e con abbandono alla pratica con il tempo si riesce a sconfiggere questi ostacoli.

I NIYAMA NELLO YOGA

SVADHYAYA è IL QUARTO NIYAMA.

LA PAROLA Svadhyaya invece significa studio di se stessi e riguarda l’importanza di sapere chi siamo e di elevare la propria conoscenza e saggezza

In questa osservanza è racchiuso secondo una interpretazione classica anche lo studio dei testi antichi e la conoscenza dei grandi maestri del passato e del presente. Non si può conoscere a fondo una disciplina senza averne studiato le basi, la filosofia, il pensiero di chi l’ha creata o ha aiutato a crearla.

Uno studio quindi di se stessi attraverso le domande che ci poniamo e poi anche e soprattutto un approccio indiretto attraverso lo studio filosofico per esempio degli yoga sutra di Patanjali, degli Upanisads, della Bhagavad Gītā degli altri testi filosofici indiani.

Così come è importante avere un punto di riferimento, che sia un maestro, che sia uno stile, qualcosa o qualcuno che può aiutarci a crescere costantemente.

 

I NIYAMA NELLO YOGA

L’ultimo niyama è ISVARA PRANIDHANA ossia l’abbandono al divino.

In sanscrito la parola Isvara significa abbandono e Pranidhana divino, perciò questo principio significa abbandonarsi all’essenza di ciò che è  e quindi al Divino.

Ovviamente questo è il più elevato dei Niyama e ha a che fare con l’abbandonarsi alla natura e quel qualcosa più grande di te che ti sovrasta e ti guida, non necessariamente visto dal punto di vista religioso ma bensì universale e personale.

E difatti  solo una volta che hai ricercato i misteri della vita e che hai trovato in qualche modo risposta alle tue domande e compreso gli aspetti dell’universo, diventi consapevole di quel qualcosa di più grande che sai che esiste, del fluire della vita, dell’unione con il Tutto, della verità eterna.

Occorre però diventare maestri nel rimanere in contatto con quel filo sottile che collega la tua interiorità con l’esterno e occorre che impari ad arrenderti all’esistenza, così com’é.

Non si parla quindi di religione ma di spiritualità, di ricerca del se, dell anima, dell’energia vitale che crea.

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