terzo yama asteya

Asteya il terzo yama

ASTEYA IL TERZO YAMA

Vediamo ora il terzo yama: ASTEYA.

Nello yoga sappiamo esistono ei principi di comportamento, yama e niyama;

il primo yama è AHIMSA, la non violenza, il secondo yama è SATYA, la verità e gentilezza, e il terzo è ASTEYA, l’onestà, il non rubare.

ASTEYA IL TERZO YAMA

Partiamo dal significato letterario: teya in sanscrito significa rubare perciò asteya è il suo opposto cioè non rubareonestà.

Qui parliamo però di un principio profondo e non del semplice atto di non rubare.

Il non rubare può essere applicato persino al cibo e può essere inteso anche come il non mangiare troppo perché, ogni volta che lo si fa, questo va ad influire indirettamente sulla popolazione che invece mangia molto meno del dovuto solo perché una piccola parte della popolazione mondiale consuma la maggior parte delle risorse della terra.

Il non rubare, l’onestà è i questo caso a livello profondo, di moderazione dei propri comportamenti.

Alcuni ad esempio che diventano vegetariani durante il percorso yogico, molto spesso lo fanno perché intendono asteya come il non rubare la vita agli animali.

Se parliamo di non rubare e yoga nel senso fisico, questo può essere inteso come non rubare le abilità altrui, ossia non rubare al proprio corpo la sua natura per imporre la natura di qualcun altro, non tutti siamo ugual e quindi bisogna accettare il proprio corpo con i propri tempi di miglioramento e anche con i propri limiti, e i migliori insegnanti sono proprio quelli che essendo passati attraverso delle difficoltà anche fisiche sanno poi trasmettere ai loro studenti il modo per superarli.

Patanjali indica asteya come il NON APPROPRIARSI,  e questo in senso molto più intimo e profondo.

Il desiderio di appropriazione è quello che ci mette anche in condizione di sofferenza, poiché il desiderio molto spesso anche smisurato ci porta inevitabilmente ad essere avidi e laddove non riusciamo ad appropriarci di quello che desideriamo,a soffrire, e anche qui ancora una volta può essere applicato alla pratica fisica…Il fatto di non riuscire a fare un asana specifica, il desiderio di “appropriarsi ” di quella tecnica, ci fa perdere di vista il senso primario del controllo sul nostro corpo.

Ancora una volta quindi una moderazione di se stessi per ottenere la totale consapevolezza!

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